Gli ultimi risultati degli investimenti pubblicitari nel periodo gennaio-aprile 2009 resi noti da Nielsen Media Research parlano chiaro: una discesa in doppia cifra per i media tradizionali e una crescita che sfiora invece la doppia cifra per il web. Ma perchè questa corsa alla rete e perchè investire nei nuovi media? Ecco 5 buoni motivi per ottenere dei risultati quantitativi e qualitativi da un’opportuna strategia di comunicazione on-line:
- target: nel bacino in crescita dei 22 milioni di utenti web in Italia è possibile individuare profili ed interessi per intervenire con delle comunicazioni mirate su un target specifico che non è più solo spettatore ma parte attiva di un prezioso dialogo con la marca;
- earned media: il web permette ancora degli investimenti bassi che si possono ridurre ulteriormente se il coinvolgimento dell’utente è tale da generare una diffusione spontanea in grado di propagarsi naturalmente e gratis (è la logica del media guadagnato a differenza dell’advertising tradizionale e del media comprato);
- continuità: le attività svolte on-line restano nel tempo generando una coda lunga di citazioni, contatti e reputazione che permangono a costo zero;
- integrazione: sul web le attività realizzate off-line possono essere varolizzate e mantenute nel tempo grazie alle nuove forme multimediali più facilmente fruibili e portabili dagli utenti (che con un semplice click possono diffondere video e fotografie ad esempio sui propri canali personali), migliorando così l’efficacia della comunicazione tradizionale;
- recruiting: on-line l’azienda può raccogliere nuovi contatti che diventano un valore aggiunto al database marketing tradizionale: oggi infatti non si può parlare di utenti ma persone attive che in rete dialogano, creano e condividono, quindi dei veri e propri collaboratori.
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5 buoni motivi per investire nella rete
lunedì, 20 luglio 2009Perchè mettere un video on-line? Breve guida al contenuto virale
lunedì, 29 giugno 2009I contenuti video sul web continuano a crescere per qualità (diffusione dell’HD anche per lo streaming online) e quantità (ogni minuto su YouTube si caricano 20 ore di filmati). A trainarli è la naturale crescita degli utenti che si stacca dai media tradizionali di fruzione per approdare sulla rete. Negli Stati Uniti il pubblico web ha visto nel mese di febbraio 2009 ben 13,1 miliardi di video (il 40% di questi su piattaforma Google) e in Inghilterra nel 2009 gli spettatori di video on-line sono cresciuti del 10 per cento rispetto all’anno passato. Una platea enorme che rappresenta per le aziende un bacino attivo a differenza del classico utente da salotto di casa.
I video online vengono infatti ripresi da blogger che ne diffondono i contenuti tramite dei codici intuitivi da installare, vengono visualizzati su Facebook con un semplice link e si propagano alla velocità di un cinguettio su Twitter, in chat e sui siti di social news. Da qui la loro estrema potenzialità virale che permette di ottenere una visibilità guadagnata (ovvero ottenuta sul campo, senza alcun investimento per la sua diffusione) misurabile in milioni di utenti ingaggiati.
Ma quali sono i contenuti su cui un’azienda dovrebbe investire per ottenere visibilità e riscontro dagli utenti online? La risposta è semplice e spontanea come i video amatoriali che raggiungono milioni di visite e lo conferma una ricerca di Metacafe (tra le principali piattaforme di condivisione video online) secondo cui la top five dei contenuti video più visualizzata dagli utenti è rappresentata da commedie, video musicali, video amatoriali caricati dagli utenti, news e anteprime di film.
Per creare un video virale ci sono infinite teorie, ma come in ogni caso un buon esempio vale più di mille parole.
ovvero gli ingredienti fondamentali sono: brevità, semplicità, titolo efficace, emozione, creatività e (se possibile) allusione sessuale (risorsa infallibile soprattutto nella rete dove la maggiore libertà garantisce scelte più radicali).
Creato il video, la sfida più difficile è quella della sua diffusione online, perchè a questo punto il controllo passa delle mani dell’azienda “produttrice” a quella dell’utente che deve essere opportunamente ingaggiato con un contenuto che valga la pena di essere ritrasmesso ad altri utenti. Occhio quindi alle statistiche (come gli Insight di YouTube) per capire quale sia il flusso di visite che si sta generando e ai rumors (commenti e recensioni) espressi sulla rete.
Alla fine si dovranno quindi fare i conti (grazie alla misurabilità che garantisce il web) e sarà difficile chiedersi se si è raggiunta la tanto agognata viralità. C’è chi dice che un video si possa considerare virale sopra le 200.000 visualizzazioni… tuttavia il numero migliore resterà sempre e comunque quelle delle vostre conversioni: quanti utenti grazie al video si sono registrati al vostro sito? E quanti hanno acquistato? Perchè nella solita ultima analisi si arriva, giustamente, sempre lì.
ps: non dimenticate di strizzare anche l’occhio all’ottimizzazione dei contenuti, ovvero alle giuste politiche SEO da applicare ai video. Ad esempio su YouTube è fondamentale scegliere, oltre al titolo, una descrizione contestualizzata e delle parole chiave consone per i tag (singole parole attenzione, perchè YouTube non ragiona per frasi e spezza una frase in più parole).
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