In un trend web 2.0 dove anche Google ha scelto la via della persona dando vita ai suoi Google profiles (dove è possibile creare una scheda personale con skills e link di tutte le proprie attività in rete) e in cui Facebook a giorni libera la possibilità di personalizzare con nome e cognome anche gli indirizzi web dei propri profili, non si può non prescindere dal monitorare e gestire con costanza la propria reputazione on-line. Dal punto di vista aziendale poi, dove oggi il capitale umano è risorsa insostituibile, essere manager on-line dei propri valori e della propria immagine è fondamentale.
Due esempi su tutti:
Marco Franzelli, noto giornalista sportivo RAI, nell’ottobre 2008 apre Tutti dicono sport, il suo blog all’interno della piattaforma RAI. Una decina di post, subito numerosi commenti degli utenti a confermare che è un’ottima idea, e poi che succede? Franzelli sparisce e l’ultimo commento ironico recita Toc toc!C’è nessuno?
In casa Mediaset l’approccio è diverso e di squadra. IL blog GrandPrix, dedicato al mondo dei motori, è aggiornatissimo e firmato dai giornalisti (Giorgio Teruzzi, Ronny Mengo etc.) che si alternano con loro pensieri e riflessioni direttamente dalla pista. Il risultato di questa costanza e lungimiranza nel fare squadra? Ottima e trasparente conversazione sui commenti, alto numero di visite e sicura e meritata fidelizzazione degli utenti a Mediaset Sport.
Se cercate quindi una firma sportiva in casa RAI rischiate di trovare un relitto galleggiante, in casa Mediaset invece un villaggio accogliente. Ora proviamo a spostare questo ragionamento anche in altri business e ad aggiungerci l’accelerometro dei social network e del web 2.0 che favoriscono la rintracciabilità delle persone… Se un’azienda non ha una politica di gestione della propria reputazione e di quella del suo personale “in vista” è arrivato il momento di mettersi all’opera.
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