TUBEvertising

Parlare di advertising online significa utilizzare un mix di strumenti e canali (keyword, display, social…) tale che non si può non impostare una strategia complessa ed un piano di comunicazione integrato. Il canale video, da sempre in continua crescita ed evoluzione, genera ormai un traffico che si può parlare di TUBEvertising, con particolare riferimento a YouTube (piattaforma dove gli ultimi dati di maggio made in Google dicono che gli utenti caricano ben 20 ore di video al minuto).


Le opportunità di advertising su YouTube sono essenzialmente due: quella convenzionale legata all’inserimento di banner e video con particolari sponsorizzazioni come il nuovo formato “masthead” che occupa gran parte della home o con le classiche sezioni interne, con un formato banner, e quella non convenzionale legata al passaparola.


Ovviamente per costi ma soprattutto per efficacia la via non convenzionale è quella a cui tutti tendono perchè la naturale propagazione di un video tramite blog e social network è quella che ingaggia l’utente, coinvolgendolo a tal punto da renderlo promotore (e quindi fan per dirla alla Facebook) del contenuto.


Vediamo tre esempi di diversa natura:


- c’è il successo planetario di Will it blend? dove per pubblicizzare un frullatore l’azienda Blendtec si è inventata una miniserie televisivo-demenziale dove un ‘esperto’ prova a frullare qualsiasi cosa per mettere alla prova il prodotto, ecco l’esempio dell’iPhone con oltre 6 milioni di visualizzazioni;


- ma può capitare anche il caso “naturale” di virale che non è stato pensato per esserlo ma ha le caratteristiche giuste e soprattutto quell’imprevidibilità (anche da pianificare) che funziona, come il caso Susan Boyle, nuova star della musica POP nonostante età e bellezza con milioni di visualizzazioni;


- e poi c’è chi crea un video ad hoc e lo definisce virale come Sanbitter per la sua ultima campagna di engagement, e non riesce a trovare la giusta diffusione e si scontra con commenti non sempre edificanti degli utenti al link (nonostante le novantamila visualizzazioni, frutto però anche di advertising).


Per l’azienda che per questioni di budget, strategia o creatività non vuole avventurarsi in queste alternative, c’è la possibilità di creare un canale su YouTube in cui inserire contenuti informativi istituzionali o anche legati a particolari eventi e campagne (magari nella speranza che si diffondano comunque). Brevi, azienda italiana produttrice di articoli per la prima infanzia, ha ad esempio creato un canale dedicato alla spiegazione de funzionamento dei propri prodotti e all’illustrazione di ricette realizzate con i propri strumenti al link. Un caso interessante dove si può già notare come le ricette ottengano molte più visualizzazioni delle schede prodotto visuali e aiutino a capire così come il contenuto utile all’utente unito all’interattività sia la chiave di volta.


E infine YouTube oggi offre la possibilità anche di ‘giocare’ con i video potendo legarli uno all’altro ed inserendo negli stessi particolari note. Ne ha approfittato Samsung per creare una storia gioco, “Segui il tuo istinto” dove, alla fine di ogni video, si ha la possibilità di scegliere due strade





Samsung ha scelto un tema malizioso, ben consapevole che sul web rende bene in termini di visite, così come, per quanto riguarda YouTube, hanno grande successo i video che hanno per protagonisti animali e bambini.


Le prospettive future? Si dice che YouTube, in continua perdita economica per la manutenzione dei server, stia pensando ad inserire dei preroll, ovvero dei brevi filmati pubblicitari da inserire prima dell’inizio dei video e solo in alcuni casi.


Da notare bene: per YouTube valgono tutte le regole dei social media e del web della conversazione. Anche su YouTube un’azienda può venire contattata e commentata. E se crea un canale che poi lascia cadere in disuso rischia di andare a svalutare la propria reputazione online. Quindi attenzione e strategia.


ps: anche noi di Aipem abbiamo il nostro canale, e potete vederci qui

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