In tempi di web 2.0, dove vince giustamente la conversazione e il dialogo con il cliente, aprire un blog aziendale sembra la soluzione più logica per:
- inserirsi nella blogosfera in un network di potenziali visitatori
- far parlare direttamente l’azienda con la propria voce
- ottenere un feedback da clienti esistenti e soprattutto potenziali
- migliorare la propria reputazione online
- popolare il web di link e contenuti che puntano dritti ai propri prodotti e servizi
- facilitare il posizionamento sui motori di ricerca in una nicchia ben definita
Attenzione però ai facili entusiasmi e all’immediatezza con cui questi strumenti permettono di pubblicare e condividere contenuti. In pochi minuti con piattaforme online e gratuite (Blogger e Wordpress ad esempio) si può essere online e questo, oltre ad essere l’enorme vantaggio che ha portato alla rivoluzione 2.0 dei contenuti generati dagli utenti, è anche il grande rischio che può portare a scelte sbagliate se affrettate.
Aprire un blog aziendale infatti non significa creare uno spazio online per i propri comunicati stampa (magari quelli non pubblicati dai media tradizionali) o per inserire le schede prodotto, ma è il luogo ideale per iniziare e mantenere nel tempo un dialogo con qualsiasi utente (anche cliente) che può affacciarsi sulle nostre pagine. Per questo la cosa più giusta da fare è anche quella più semplice (in realtà difficile), ovvero parlare dell’azienda, di quello che fa, di cosa vorrebbe fare e parlarne con la trasparenza di chi entra in un salotto senza maschera ma con la voglia di mettersi in gioco. E’ per questo motivo che il web 2.0 funziona e che i clienti si affidano alla rete per cercare informazioni sui prodotti non credendo più alle pubblicità pressanti e pilotate dei media tradizionali. Se l’utente si ritrova a leggere un blog aperto di un’azienda con contenuti coerenti ed interessanti e che risponde alle sue domande e dove magari può trovare una comunità di utenti con cui confrontarsi, ecco allora che il valore aggiunto è sia in mano al cliente che ci vede chiaro ma anche all’azienda che ha a disposizione il feedback diretto del proprio target.
Ecco perchè in Aipem abbiamo scelto di scrivere nel nostro blog quella che è la nostra esperienza quotidiana, la nostra professione di comunicare, sia on che off line attraverso i nostri servizi di marketing e comunicazione integrata.
Vodafone nel suo blog del Vodafone Lab esordisce così nel presentarsi:
Qui vi portiamo dentro Vodafone, vi mostriamo la vita quotidiana delle persone che rispondono al call center, dei manager, dei tecnici, dei pubblicitari. Nel blog parliamo delle novità del nostro mondo. Qui trovate tutte le informazioni e curiosità su tecnologia, comunicazione, tecnolifestyle. La redazione legge tutti i commenti, interviene nelle discussioni e risponde quando è in grado di farlo, ammettendo quando non lo è. I blog migliori nascono dalla collaborazione tra chi posta e chi commenta. Benvenuti
E se non siete sicuri di fare questa scelta in azienda ci sono comunque delle vie alternative che si possono percorrere, come quella di Telecom con Avoicomunicare, dove si discute di temi che abbracciano i grandi valori dell’umanità e le questioni del nostro tempo. Se Telecom avesse aperto un blog strettamente aziendale legato ai servizi telefonici sarebbe stata sommersa di commenti non sempre costruttivi.
E poi c’è il caso Fiat, con quelli che bravo, dove il blog è diventato occasione di lancio di prodotto e di creazione di community e quello di Max Mara che ha addirittura utilizzato un blog per il proprio recruiting. E questi sono solo alcuni esempi.
Le strade quindi sono molte e in ogni caso vanno meditate ed impostate con una corretta strategia ricordando sempre di mantenere la trasparenza e le promesse fatte ai vostri clienti. Basta pensare a cosa vi viene in mente quando visitate un blog dove nessuno inserisce informazioni o cura i commenti da tempo. Quanto lo apprezzate? Che ricordo vi resta? E soprattutto ci tornereste consigliandolo ai vostri amici? Se si tratta poi di un’azienda, sarebbe un motivo in più per passare alla concorrenza.
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