Elezioni in Fvg, una comunicazione schiva e piatta nei contenuti

La campagna elettorale è il momento in cui si misurano maggiormente le capacità comunicative dei politici.
“In Friuli Venezia Giulia – afferma Paolo Molinaro, ceo di Aipem ed attento osservatore dei fenomeni di comunicazione anche politica – stiamo assitendo ad una campagna elettorale piatta nei contenuti e, ciò che è peggio, schiva nei confronti degli elettori. Mi sembra di assistere alla strategia dei call center a risposta automatica. L’elettore che vuole rivolgere una domanda diretta al candidato deve continuamente reindirizzare la richiesta, senza mai poter parlare con qualcuno ed il più delle volte, nel frattempo, cade la linea e si perde il contatto”.
L’analisi di Molinaro parte dall’osservazione che in questa campagna elettorale i new media, siti internet e blog in testa, vengono utilizzati come elementi di moda, non come potenti strumenti di confronto e coinvolgimento dell’elettorato, quali sono in realtà. Pochi politici aprono al confronto diretto online, i più si limitano a consentire l’invio di email.
Quanto ai blog, quando sono realmente tali, i temi lanciati sono poveri, non stimolano la discussione, di conseguenza i commenti dei lettori si riducono.
La comunicazione offline, invece, vede ancora nei giri in pullman, negli spot radio-tv, nelle visite ai mercati, nei gazebi e nella distribuzione di santini e volantini gli strumenti più gettonati. “Gli elettori sanno benissimo che tutto questo vorticare di candidati sul territorio – continua Molinaro – è finalizzato al voto di aprile e ciò li rende sospettosi, tanto più difronte a contenuti appiattiti sugli slogan e privi di spessore critico.
La campagna elettorale è tutta incentrata a pesare il phisique du rôle dei candidati, come se si stesse selezionando un volto nuovo per il cinema. Il risultato è che le nostre città sembrano invase dalla sagra dei faccioni.”.
La critica di Molinaro rileva come l’assenza dei contenuti, il mancato ricorso a metafore e a intuizioni, a trovate pubblicitarie originali, l’inclinazione a parlare delle carenze altrui e a non far valere piuttosto le proprie virtù, lascia spazio al rimpianto per le campagne elettorali di quarant’anni fa e oltre. “Credo – prosegue il ceo di Aipem nella sua analisi – che l’elettore in questa fase veda poca originalità, scarsa propositività e ancor meno attenzione alle proprie esigenze. Dobbiamo considerare, invece, che l’elettore è un consumatore scaltro, avvezzo ad un certo tipo di linguaggio. La capacità di parlare la sua stessa lingua è la pietra miliare di una buona comunicazione”.
La soluzione? Risposte concrete, puntuali, che non temono confronti diretti, in cui il candidato è in grado di dimostrare le proprie competenze e di definire date, costi, strumenti di ogni punto del suo programma. Senza restare intrappolato nei tecnicismi, ma capace di un lessico fresco e accattivante.

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